Cass. pen., sez. VI, 17/07/2026 (ud. 17/07/2026, dep. 19/08/2026), n. 31576 (Pres. Giordano, Rel. Riccio)
Indice
La questione giuridica
La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se la richiesta di applicazione della pena pecuniaria possa essere rigettata dal giudice che, in base ad elementi di fatto, formuli una prognosi negativa in ordine alla capacità di adempimento da parte dell’imputato.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso, ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
La Corte di Appello di Napoli confermava una sentenza di condanna irrogata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con cui era stata comminata all’imputato una pena pari a mesi sei di reclusione per il reato di cui all’art. 385 cod. pen., previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ed esclusa la contestata recidiva.
Ciò posto, avverso questa decisione ricorreva per Cassazione il difensore dell’accusato il quale, con un unico motivo, deduceva contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione all’art. 20-bis cod. pen..
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto fondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano la Suprema Corte ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato il recente arresto giurisprudenziale con cui le Sezioni unite hanno stabilito che la richiesta di applicazione della pena pecuniaria non può essere rigettata dal giudice che, in base ad elementi di fatto, formuli una prognosi negativa in ordine alla capacità di adempimento da parte dell’imputato.
I risvolti applicativi
La richiesta di applicazione della pena pecuniaria non può essere rigettata sulla base di una prognosi negativa circa la capacità dell’imputato di adempiere, se fondata su elementi meramente fattuali.






