Cass. pen., sez. VI, 9/07/2025 (ud. 9/07/2025, dep. 26/08/2025), n. 29712 (Pres. De Amicis, Rel. Pacilli)
Indice
La questione giuridica
Una delle questioni giuridiche, affrontate dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava quando un indizio può ritenersi grave.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
Il Tribunale di Palermo confermava un provvedimento dal Giudice per le indagini preliminari dello stesso Tribunale, con cui all’indagato veniva applicata la misura cautelare della custodia in carcere in relazione al reato di cui all’art. 73 d.P.R. n. 309/90.
Ciò posto, avverso codesta decisione proponeva ricorso per Cassazione il difensore, il quale deduceva violazione di legge e vizi della motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per il reato contestato.
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto infondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano gli Ermellini ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale un indizio è grave quando è pertinente al fatto da provare e in grado di esprimere, nella sua valenza qualitativa, una elevata probabilità di derivazione dal fatto noto da quello ignoto (Sez. 6, n. 26115 dell’11/6/2020).
I risvolti applicativi
Un indizio è grave quando è pertinente al fatto da provare e indica con elevata probabilità il collegamento tra il fatto noto e quello ignoto.







