Cass. pen., sez. I, 15/07/2026 (ud. 15/07/2026, dep. 2/09/2026), n. 32708 (Pres. De Marzo, Rel. Micali)
Indice
La questione giuridica
La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava quando possa essere utilmente dedotto il vizio di motivazione con cui si denunci, a mezzo del ricorso per Cassazione, la mancata risposta alle argomentazioni difensive.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
La Corte di Appello di Venezia, in funzione di Giudice dell’esecuzione, rigettava un’istanza volta ad ottenere il riconoscimento in executivis del vincolo della continuazione.
Ciò posto, avverso codesta decisione ricorreva per Cassazione il difensore dell’istante.
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto infondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano la Suprema Corte ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale il vizio di motivazione con cui si denunci, a mezzo del ricorso per Cassazione, la mancata risposta alle argomentazioni difensive possa essere utilmente dedotto nel solo caso in cui gli elementi trascurati o disattesi abbiano chiaro carattere di decisività, sicché la loro adeguata valutazione avrebbe dovuto necessariamente portare, salvo intervento di ulteriori e diversi elementi di giudizio, a una decisione più favorevole di quella adottata (cfr., tra le altre, Sez. 4, n. 25730 del 01/07/2025).
I risvolti applicativi
Il vizio di motivazione per omessa valutazione delle argomentazioni difensive è deducibile in Cassazione solo ove gli elementi pretermessi abbiano carattere decisivo, tali che, se adeguatamente valutati, avrebbero necessariamente condotto, in assenza di ulteriori elementi, a una decisione più favorevole.





