Quando è ammissibile il ricorso per Cassazione per insussistenza dei gravi indizi o l’assenza delle esigenze cautelari?

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Cass. pen., sez. VI, 29/10/2025 (ud. 29/10/2025, dep. 20/11/2025), n. 37853 (Pres. Aprile, Rel. Tondin)

La questione giuridica

Una delle questioni giuridiche, affrontate dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava quando sia ammissibile il ricorso per Cassazione che deduca l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, o l’assenza delle esigenze cautelari.

Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.

Il Tribunale di Bari, investito ai sensi dell’art. 310 cod. proc. pen. di un appello proposto dal pubblico ministero avverso un’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari aveva rigettato l’istanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di una persona indagata per il reato di cui all’art. 337 cod. pen., applicava a quest’ultima la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sospendendo l’esecuzione del provvedimento sino alla sua definitività.

Ciò posto, avverso questa decisione ricorreva per Cassazione il difensore, il quale deduceva violazione dell’art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. e difetto di motivazione, in ordine all’attualità delle esigenze cautelari e alla adeguatezza della misura applicata.

Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica

Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto infondato.

In particolare, tra le argomentazioni che inducevano gli Ermellini ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale, in tema di misure cautelari personali, il ricorso per Cassazione che deduca l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, o l’assenza delle esigenze cautelari, è ammissibile solo se denuncia la violazione di specifiche norme di legge o la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento, ma non anche quando propone censure che riguardano la ricostruzione dei fatti, o che si risolvono in una diversa valutazione degli elementi esaminati dal giudice di merito (Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017).

I risvolti applicativi

In materia di misure cautelari, il ricorso per Cassazione per insussistenza dei gravi indizi o assenza di esigenze cautelari è ammissibile solo se riguarda violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione, e non invece la diversa valutazione dei fatti o degli elementi di merito.

Sentenza commentata

Penale Sent. Sez. 6 Num. 37853 Anno 2025

Presidente: APRILE ERCOLE

Relatore: TONDIN FEDERICA

Data Udienza: 29/10/2025

Data Deposito: 20/11/2025

SENTENZA

sul ricorso proposto da

C. F., nato a … il …

avverso l’ordinanza del 12/05/2025 del Tribunale di Bari

visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere Federica Tondin;

udite le conclusioni del Pubblico ministero, nella persona del sostituto Procuratore generale Flavia Alemi, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile.

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza in epigrafe indicata il Tribunale di Bari, investito ai sensi dell’art. 310 cod. proc. pen. dell’appello del pubblico ministero avverso l’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari aveva rigettato l’istanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di F. C. per il reato di cui all’art. 337 cod. pen., ha applicato a quest’ultimo la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sospendendo l’esecuzione del provvedimento sino alla sua definitività.

2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’indagato per violazione dell’art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. e per difetto di motivazione in ordine all’attualità delle esigenze cautelari e alla adeguatezza della misura applicata.

Sotto il primo profilo la difesa ha sottolineato che l’attualità del pericolo di reiterazione del reato deve essere apprezzata nel momento in cui viene applicata la misura e che, nel caso di specie, la misura è stata emessa dopo circa dieci mesi dai fatti contestati, senza che, in tale apprezzabile intervallo di tempo, il ricorrente abbia posto in essere altri fatti aventi rilievo penale.

Viene contestata, sotto il secondo profilo, l’adeguatezza della misura, che finirebbe per avere una funzione meramente afflittiva e non cautelare, in quanto non potrebbe prevenire il rischio di recidiva e, al contempo, non consentirebbe all’interessato di poter fruire di alcun presofferto cautelare, trattandosi di misura non custodiale.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è manifestamente infondato.

2. Va premesso che non viene in discussione il profilo della gravità indiziaria, ritenuta sussistente sia dal Giudice per le indagini preliminari, che aveva respinto la richiesta di misura per difetto di esigenze cautelari, che dal Tribunale per il riesame, e sulla quale non viene dedotto alcun motivo di ricorso.

3. E’, altresì, opportuno precisare che, in tema di misure cautelari personali, il ricorso per cassazione che deduca l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, o l’assenza delle esigenze cautelari, è ammissibile solo se denuncia la violazione di specifiche norme di legge o la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento, ma non anche quando propone censure che riguardano la ricostruzione dei fatti, o che si risolvono in una diversa valutazione degli elementi esaminati dal giudice di merito (Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017, omissis, Rv. 270628 – 01).

4. Il Tribunale ha motivato la sussistenza del pericolo di reiterazione di reati della stessa specie sulla base: a) dell’intensità del dolo e della capacità a delinquere, desunte dalle modalità di commissione del fatto, consistito, dapprima, nel rifiutarsi di fermarsi all’alt impartito dalla pattuglia e, poi, nello speronare l’auto dei carabinieri e nel darsi alla fuga con una serie di manovre spericolate, in pieno giorno, tanto da mettere in pericolo l’incolumità dei passanti; b) delle precedenti condanne (per furto e per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità) e del procedimento pendente per rapina aggravata.

Da tali elementi l’ordinanza impugnata ha dedotto che il ricorrente è soggetto indifferente alle regole e di indole aggressiva, indole su cui non hanno influito le precedenti esperienze giudiziarie. La spiccata pervicacia nel commettere reati e la scarsa capacità di autocontrollo hanno fatto, quindi, ritenere concreto e attuale il pericolo di reiterazione del reato.

Tale motivazione, logica e immune da vizi, non è scalfita dalle generiche doglianze dedotte con il ricorso.

5. La censura relativa all’adeguatezza della misura applicata è inammissibile perché formulata in modo del tutto generico e perché non si confronta con la motivazione del provvedimento impugnato che, proprio alla luce del lasso di tempo intercorso dalla commissione del fatto, ha ritenuto adeguata a tutelare le perduranti esigenze cautelari la meno gravosa misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

6. All’inammissibilità del ricorso consegue l’obbligo al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

Così deciso il 29/10/2025

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