Cass. pen., sez. VI, 18/12/2024 (ud. 18/12/2024, dep. 16/01/2025), n. 1920 (Pres. Aprile, Rel. Tondin)
Indice
La questione giuridica
La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava cosa è necessario perché permanga l’interesse del ricorrente a coltivare l’impugnazione di una misura cautelare revocata o inefficace, ai fini del riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
La Corte di Appello di Milano sostituiva la misura degli arresti domiciliari con quella della custodia in carcere.
In particolare, questa Corte territoriale, in accoglimento della richiesta formulata dal Procuratore generale, riteneva che, una volta divenuta definitiva la sentenza con cui erano stati ritenuti sussistenti i presupposti per l’estradizione del ricorrente negli Stati Uniti d’America, fosse più concreto e grave il pericolo di fuga, per cui, per assicurare la consegna del ricercato alle autorità statunitensi, erano state aggravate la misura in essere.
Ciò posto, avverso la suddetta ordinanza proponeva ricorso per Cassazione il difensore, denunciando un unico motivo di annullamento, per violazione dell’art. 704, comma 3, cod. proc. pen. che, dopo la decisione favorevole all’estradizione, attribuisce al solo Ministro della giustizia la legittimazione a richiedere l’applicazione della custodia cautelare dell’estradando.
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Gli Ermellini, nel ritenere il ricorso suesposto inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, osservavano altresì come non potesse essere accolta l’istanza del difensore, che aveva chiesto che il ricorso venisse accolto, persistendo un interesse alla riparazione per ingiusta detenzione.
Difatti, a fronte di quell’orientamento nomofilattico secondo cui, in tema di ricorso avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare custodiale nelle more revocata o divenuta inefficace, perché possa ritenersi comunque sussistente l’interesse del ricorrente a coltivare l’impugnazione in riferimento a una futura utilizzazione dell’eventuale pronunzia favorevole ai fini del riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione, è necessario che la circostanza formi oggetto di specifica e motivata deduzione, idonea a evidenziare in termini concreti il pregiudizio che deriverebbe dal mancato conseguimento della stessa, formulata personalmente dall’interessato (Sez. U, n. 7931 del 16/12/2010), nel caso di specie, invece, l’istanza era stata formulata dal solo difensore in sede di discussione.
I risvolti applicativi
Perché permanga l’interesse del ricorrente a proseguire l’impugnazione di una misura cautelare revocata o inefficace, ai fini della riparazione per ingiusta detenzione, è necessario che il ricorrente fornisca una deduzione motivata e specifica, dimostrando concretamente il pregiudizio derivante dal mancato ottenimento della riparazione, espressa personalmente dall’interessato.







