Cass. pen., sez. IV, 16/12/2025 (ud. 16/12/2025, dep. 24/12/2025), n. 41451 (Pres. Vignale, Rel. Mari)
Indice
La questione giuridica
La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se la riparazione per ingiusta detenzione spetti nel caso di durata della custodia cautelare superiore alla misura della pena inflitta con la sentenza di primo grado cui, poi, abbia fatto seguito una sentenza di appello dichiarativa della estinzione del reato per prescrizione.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
La Corte di Appello di Catanzaro rigettava una domanda di riparazione per ingiusta detenzione formulata in relazione alla misura cautelare della custodia in carcere applicata nei confronti dell’istante dal 2004 al 2005 e a quella degli arresti domiciliari applicata nel 2005.
Ciò posto, avverso questa decisione ricorreva per Cassazione il difensore il quale, con un unico motivo, deduceva violazione ed errata applicazione della legge penale in relazione agli artt. 125 e 314 cod. proc. pen..
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto fondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano la Suprema Corte ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale la riparazione per ingiusta detenzione spetta nel caso di durata della custodia cautelare superiore alla misura della pena inflitta con la sentenza di primo grado cui, poi, abbia fatto seguito una sentenza di appello dichiarativa della estinzione del reato per prescrizione (Cass. pen., Sez. un., n. 4187 del 30/10/2008).
I risvolti applicativi
La riparazione per ingiusta detenzione è dovuta quando la durata della custodia cautelare eccede la pena inflitta in primo grado, anche se una successiva sentenza di appello dichiara estinto il reato per prescrizione.







