Cass. pen., sez. V, 15/07/2025 (ud. 15/07/2025, dep. 4/09/2025), n. 30252 (Pres. Miccoli, Rel. Tudino)
Indice
La questione giuridica
Una delle questioni giuridiche, affrontate dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se l’attenuazione o l’esclusione delle esigenze cautelari può essere desunta dal solo decorso del tempo di esecuzione della misura o dall’osservanza puntuale delle relative prescrizioni.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
Il Tribunale per il riesame di Potenza rigettava un appello proposto dal pubblico ministero avverso una richiesta di aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari in atto nei confronti di un imputato per il reato di atti persecutori.
Ciò posto, avverso codesta decisione proponeva ricorso per Cassazione la pubblica accusa la quale, con un unico motivo, deduceva vizio della motivazione, sub specie di illogicità manifesta, sul punto dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato.
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto fondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano gli Ermellini ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale l’attenuazione o l’esclusione delle esigenze cautelari non può essere desunta dal solo decorso del tempo di esecuzione della misura o dall’osservanza puntuale delle relative prescrizioni, dovendosi valutare ulteriori elementi di sicura valenza sintomatica in ordine al mutamento della situazione apprezzata all’inizio del trattamento cautelare (Sez. 3, n. 43113 del 15/09/2015).
I risvolti applicativi
L’attenuazione o l’esclusione delle esigenze cautelari non può basarsi solo sul decorso del tempo o sul rispetto delle prescrizioni, ma richiede ulteriori elementi che indichino un reale mutamento della situazione iniziale.





