Cass. pen., sez. III, 15/12/2025 (ud. 15/12/2025, dep. 23/12/2025), n. 41411 (Pres. Aceto, Rel. Galanti)
Indice
La questione giuridica
Una delle questioni giuridiche, affrontate dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se il giudice di appello, in caso di accoglimento dell’accordo delle parti sui motivi con rideterminazione della pena, sia tenuto alla sostituzione della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, applicata con la sentenza di condanna a pena detentiva non inferiore a cinque anni, con quella dell’interdizione temporanea, ove la pena irrogata per i reati in continuazione sia complessivamente pari ad anni cinque di reclusione, pur quando la sostituzione non sia stata prevista nell’accordo tra le parti.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
La Corte di Appello di Catania, in riforma di una sentenza emessa dal Tribunale di Siracusa che aveva condannato l’imputato alla pena di anni 3 mesi e 8 di reclusione e 16.000,00 di multa, in accoglimento della richiesta di concordato ex art. 599-bis c.p.p. avanzata dallo stesso accusato, rideterminava la pena per i delitti di cui agli artt. 73 D.P.R. 309/1990, 81 e 648 c.p. in anni 2, mesi 11 e giorni 10 di reclusione ed Euro 16.000,00 di multa e confermava la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di 5 anni inflitta dalla prima sentenza.
Ciò posto, avverso questa decisione ricorreva per Cassazione il difensore il quale, tra i motivi ivi addotti, deduceva violazione di legge in relazione all’articolo 29 c.p.: illegalità della pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici, mantenuta pur avendo rideterminato la pena per l’imputato al di sotto dei tre anni di reclusione.
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il motivo suesposto fondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano la Suprema Corte ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale il giudice di appello, in caso di accoglimento dell’accordo delle parti sui motivi con rideterminazione della pena, è tenuto alla sostituzione della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, applicata con la sentenza di condanna a pena detentiva non inferiore a cinque anni, con quella dell’interdizione temporanea, ove la pena irrogata per i reati in continuazione sia complessivamente pari ad anni cinque di reclusione, pur quando la sostituzione non sia stata prevista nell’accordo tra le parti (Sez. 5, n. 11940 del 13/02/2020; Sez. 3, n. 39261 del 09/07/2004; Sez. 2, n. 35445 del 06/07/200).
I risvolti applicativi
In caso di accoglimento dell’accordo sulle modalità di rideterminazione della pena, il giudice di appello deve sostituire l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea quando la pena complessiva per i reati in continuazione è pari a cinque anni di reclusione, anche se la sostituzione non è prevista nell’accordo.







