Cass. pen., sez. IV, 16/04/2025 (ud. 16/04/2025, dep. 8/05/2025), n. 17458 (Pres. Ciampi, Rel. Vignale)
Indice
La questione giuridica
Una delle questioni giuridiche, affrontate dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava cosa si deve indicare nel caso in cui si deduca la nullità dell’ordinanza cautelare per omessa autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
Il Tribunale del riesame di Lecce, in sede di riesame, confermava un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale della stessa città con la quale l’indagato era stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.
Ciò posto, avverso questo provvedimento la difesa ricorreva per Cassazione, la quale deduceva violazione di legge per non essere stata compiuta dal G.i.p., e neppure dal Tribunale, una autonoma valutazione del quadro cautelare.
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Gli Ermellini ritenevano il ricorso suesposto infondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano la Corte di legittimità ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale, quando deduce la nullità dell’ordinanza cautelare per omessa autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, il ricorrente ha l’onere di indicare gli aspetti della motivazione in relazione ai quali detta omissione abbia impedito apprezzamenti di segno contrario di tale rilevanza da condurre a conclusioni diverse da quelle adottate (Cfr. Sez. 1, n. 46447 del 16/10/2019; Sez. 1, n. 333 del 28/11/2018).
I risvolti applicativi
Quando si deduce la nullità dell’ordinanza cautelare per omessa valutazione autonoma delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, devono essere specificate quali parti della motivazione sono state omesse e come tali omissioni avrebbero potuto portare a conclusioni differenti.
Sentenza commentata
Penale Sent. Sez. 4 Num. 17458 Anno 2025
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: VIGNALE LUCIA
Data Udienza: 16/04/2025
Data Deposito: 08/05/2025
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Q. A. nato a … il …
avverso l’ordinanza del 23/12/2024 del TRIB. LIBERTA di LECCE
udita la relazione svolta dal Consigliere LUCIA VIGNALE;
lette le conclusioni del PG, in persona del Sostituto Procuratore GIUSEPPINA CASELLA,
che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 23 dicembre 2024 (depositata il 20 gennaio 2025), il Tribunale del riesame di Lecce, investito ai sensi dell’art. 309 cod. proc. pen., ha confermato l’ordinanza emessa il 28 novembre 2024 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale della stessa città con la quale A. Q. è stata
sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari:
– quale partecipe dì una associazione finalizzata al narcotraffico promossa da V. L. – operante dal maggio 2022 e ancora operativa al momento
dell’esecuzione della misura – della quale, in tesi accusatoria, facevano parte, oltre
alla Q. e al compagno di lei – G. M. -, anche altre persone
(D. B., M. C., G. D.) [capo 1) dell’imputazione provvisoria];
– quale concorrente in quattro diverse violazioni della legge in materia di stupefacenti realizzate nei mesi di febbraio e marzo del 2023 [capi 28), 57), 59) e 71) dell’imputazione provvisoria].
2. Contro l’ordinanza del Tribunale per il riesame, A. Q. ha proposto tempestivo ricorso per mezzo del proprio difensore deducendo violazione di legge per non essere stata compiuta dal G.i.p. e neppure dal Tribunale una autonoma valutazione del quadro cautelare. La difesa sottolinea che, nell’esporre i gravi indizi di colpevolezza, l’ordinanza del G.i.p. ha fatto pedissequo rinvio alle argomentazioni formulate dal Pubblico ministero e solo in apparenza ha valutato autonomamente il quadro cautelare. Sostiene che, nel respingere analoga doglianza formulata in sede di riesame, il Tribunale si è limitato a fare riferimento all’esistenza nella ordinanza cautelare di specifici paragrafi, intitolati «autonoma valutazione», senza entrare nel merito del contenuto di questi paragrafi, sicché il motivo di riesame è stato respinto con motivazione apparente. In tesi difensiva, il Tribunale non ha neppure integrato la carente motivazione dell’ordinanza genetica. Non ha spiegato, infatti, il ruolo che la Q. avrebbe rivestito all’interno dell’associazione e non ha chiarito da cosa possa desumersi «l’immanente coscienza e volontà dell’indagata» di farne parte. Secondo la difesa, rileva in senso contrario la constatazione che la Q. si limitò a collaborare col compagno, G. M., e dopo il suo arresto non ebbe più rapporti con V. L.. Questo dato – osserva la difesa – rileva anche con riferimento alle ipotizzate violazioni dell’art. 73 d.P.R. n. 309/90 che, per quanto riguarda la posizione della Q., dovrebbero essere qualificate come violazioni dell’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/90.
3. Il Procuratore generale ha depositato memoria scritta chiedendo dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. I motivi di ricorso non superano il vaglio di ammissibilità.
2. Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, quando deduce la nullità dell’ordinanza cautelare per omessa autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, il ricorrente ha l’onere di indicare gli aspetti della motivazione in relazione ai quali detta omissione abbia impedito apprezzamenti di segno contrario di tale rilevanza da condurre a conclusioni diverse da quelle adottate (Cfr. Sez. 1, n. 46447 del 16/10/2019, omissis, Rv. 277496; Sez. 1, n. 333 del 28/11/2018, dep. 2019, omissis, Rv. 274760).
Nel caso di specie, il ricorso non si confronta con le argomentazioni addotte dall’ordinanza impugnata (pagg. 3 e 4) per escludere la sussistenza del vizio, non spiega quale valutazione autonoma sarebbe stata omessa e neppure chiarisce per quali ragioni tale asserita omissione avrebbe avuto incidenza sulle determinazioni cautelari portando ad un risultato diverso rispetto a quello cui si sarebbe giunti compiendola. A ciò deve aggiungersi che, qualora la nullità dell’ordinanza cautelare per omessa autonoma valutazione, da parte del giudice per le indagini preliminari, dei requisiti previsti dall’art. 292 cod. proc. pen. sia solo genericamente eccepita – in quanto carente di indicazioni relative ai passi dell’ordinanza che richiamano o ricalcano la richiesta cautelare o alle ragioni per cui la dedotta omissione avrebbe impedito apprezzamenti di segno contrario tali da condurre a conclusioni diverse – il tribunale del riesame non è tenuto neppure a fornire una motivazione più articolata e ad indicare specificamente le pagine ed i passaggi del provvedimento impugnato in cui rinvenire detta autonoma valutazione (Sez. 2, n. 42333 del12/09/2019, omissis, Rv. 278001).
3. Le considerazioni esposte sarebbero sufficienti a ritenere inammissibile il motivo senza necessità di approfondimenti ulteriori. Nondimeno è opportuno sottolineare che l’ordinanza impugnata ha compiuto una valutazione del compendio indiziario sia con riferimento al ruolo svolto da A. Q. all’interno dell’ipotizzata associazione, sia riguardo al contributo da lei fornito alle violazioni dell’art. 73 d.P.R. n. 309/90 contestate ai capi 28), 57), 59) e 71) dell’imputazione provvisoria.
Ha sottolineato, infatti:
– che – come documentato dalle riprese delle telecamere installate all’esterno dell’abitazione di V. L. – M. e Q. si recavano insieme agli incontri con L. e ciò avvenne per un periodo di tempo non breve, dal mese di ottobre 2022 al mese di maggio del 2023;
– che, dal contenuto delle conversazioni intercettate nell’abitazione, emerge un consolidato rapporto di fornitura risalente anche ad epoca precedente all’avvio delle intercettazioni;
– che, anche se era soprattutto M. a tenere i rapporti con L., tuttavia la Q. lo accompagnava stabilmente, si incontrò più volte col promotore dell’associazione e, insieme a M., quando V. L. fu arrestato, proseguì nella attività di fornitura mantenendo contatti con C. L. (fratello di V.); circostanze che costituiscono un grave indizio della consapevolezza di cooperare in una attività di narcotraffico che coinvolgeva tre e più persone;
– che gli incontri avvenuti a casa di L. (dettagliatamente indicati nelle pagine 6, 7 e 8 dell’ordinanza impugnata) avevano ad oggetto la consegna di quantità, anche rilevanti, di sostanza alla qu le seguiva la riscossione del corrispettivo, e da ciò si desume che Q. e M. svolgevano il ruolo di
fornitori abituali del sodalizio;
– che, essendo stata presente ad incontri nei quali fu consegnata cocaina ed avendo viaggiato con M. da Bari a Taranto per effettuare la consegna, A. Q. contribuì al trasporto e alla cessione, sia fornendo al trasporto un contributo materiale, sia rafforzando il proposito criminoso di M..
L’ordinanza sottolinea: che le consegne erano eseguite da M. accompagnato dalla Q.; che il 3 maggio 2023 la sostanza era custodita nell’auto nella quale viaggiava la coppia; che in altri casi, per cautela, la sostanza fu affidata a un corriere, ma questi era preceduto lungo la strada dall’auto sulla quale viaggiavano M. e Q. con funzioni di “staffetta”.
Secondo il Tribunale, inoltre, la Q. accompagnava M. «sia per destare meno sospetti nelle forze dell’ordine, sia per coadiuvarlo nella detenzione della droga o del denaro» e ciò trova conferma nella constatazione che la somma di C 2.850,00 versata da L. il 4 febbraio 2023, a titolo di pagamento di pregresse forniture di stupefacente, fu rinvenuta dagli operanti nella borsa della ricorrente. Più in generale, l’ordinanza riferisce che i dialoghi captati rivelano, non solo, la piena consapevolezza da parte dell’indagata del contenuto dei rapporti tra M. e L., ma anche il suo pieno coinvolgimento «nelle questioni che costituivano il nucleo più rilevante e delicato di quei rapporto, ossia le questioni
economiche». Sottolinea a tal fine che, il 15 dicembre 2022, dopo la consegna a L. di un campione di cocaina, la Q. prese parte alla conversazione sulle scadenze dei pagamenti, delle quali era perfettamente informata (n. 1715 RIT n. 380/22).
4. A fronte di tali argomentazioni, la difesa si limita a sostenere che l’adesione al sodalizio da parte della Q. sarebbe stata apoditticamente ritenuta, atteso che la stessa aveva contatti autonomi soltanto con M., non aveva contatti per l’approvvigionamento, non trattò mai di prezzi, acquisti e vendite. Formula dunque rilievi meramente oppositivi proponendo censure che riguardano la ricostruzione dei fatti o sì risolvono in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito.
Si deve ricordare allora che, anche nella materia delle misure cautelari personali, il controllo di legittimità susseguente alla proposizione del ricorso per cassazione non comprende il potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate, ivi compreso lo spessore degli indizi, e quello di riconsiderazione delle caratteristiche soggettive dell’indagato. Tali apprezzamenti, infatti, rientrano nelle valutazioni del g.i.p. e del tribunale del riesame, mentre al giudice di legittimità si chiede di esaminare l’atto impugnato al fine di verificare che esso contenga l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato e l’assenza di illogicità evidenti; di verificare, quindi, la congruità delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (fra le tante: Sez. 2, n. 9212 del 02/02/2017, omissis, Rv. 269438; Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017, omissis, Rv. 270628; Sez. 4, n. 18795 del 02/03/2017, omissis, Rv. 269884).
Invero, il controllo di legittimità sulla motivazione delle ordinanze di riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale è diretto a verificare: da un lato, la congruenza e la coordinazione logica dell’apparato argomentativo che collega gli indizi al giudizio di probabile colpevolezza dell’indagato; dall’altro, la valenza sintomatica degli indizi. Quando – come nel caso in esame – la motivazione sia adeguata, coerente ed esente da errori logici e giuridici, tale controllo, stabilito a garanzia del provvedimento, non involge il giudizio ricostruttivo del fatto e gli apprezzamenti del giudice di merito circa l’attendibilità delle fonti o sulla rilevanza e concludenza dei risultati del materiale probatorio.
Pertanto, non sono consentite censure che, pur formalmente investendo la motivazione, e a fortiori ammantandosi di una pretesa violazione di legge, si risolvano, in realtà, nella prospettazione di una diversa valutazione di circostanze esaminate dal giudice di merito.
Non rileva in contrario l’ipotizzato difetto di originalità linguistica o espositiva del contenuto del provvedimento cautelare rispetto alla richiesta del pubblico ministero; in primo luogo perché tale difetto non è riscontrabile nella ordinanza impugnata; in secondo luogo perché la trascrizione del contenuto delle emergenze investigative, anche se pedissequa, potrebbe rilevare al massimo quale indice della mancanza di un vaglio effettivo da parte del giudice (Sez. 2, n. 43676 del 07/10/2021, omissis, Rv. 282506) e, nel caso di specie, il ricorso non chiarisce da cosa dovrebbe desumersi che tale vaglio effettivo non vi sia stato. Valutazione autonoma, infatti, non vuol dire valutazione diversa o difforme, sicché la motivazione “per relationem” è consentita purché «emerga dal provvedimento una conoscenza degli atti del procedimento e, se necessario, una rielaborazione critica degli elementi sottoposti a vaglio giurisdizionale» (tra le tante: Sez. 5, n. 70 del 24/09/2018, dep. 2019, omissis, Rv. 274403; Sez. 4, n. 31646 del 27/03/2018, omissis, Rv. 273429).
Nel caso di specie, non può dirsi che l’ordinanza impugnata abbia riprodotto – per incorporazione – gli elementi rappresentati dal Pubblico ministero a sostegno della propria richiesta. Il Tribunale, inoltre, ha spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto corretta la valutazione del G.i.p. e ha sottolineato che le prospettazioni difensive non erano idonee a fornire una lettura alternativa del materiale investigativo.
5. Non hanno maggior pregio gli argomenti con i quali la difesa della ricorrente si duole che non si sia tenuto conto del ruolo secondario da lei svolto con riferimento alle contestate violazioni dell’art. 73 d.P.R. n. 309/90. A questo proposito basta rilevare che, come l’ordinanza impugnata ha posto in luce, del ruolo sussidiario assunto dalla Q. il Giudice della cautela ha tenuto conto applicandole la misura degli arresti domiciliari pur in presenza della doppia presunzione di cui all’art. 273, comma 3, cod. proc. pen.
Tali considerazioni, formulate dal Tribunale con riferimento alla invocata attenuante di cui all’art. 114 cod. pen., rilevano anche con riferimento all’astratta possibilità di qualificare i fatti ascritti alla Q. ai capi 28), 57), 59) e 71) quali violazioni dell’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/90, atteso che la pena detentiva prevista per questa violazione all’epoca dei fatti (pari nel massimo ad anni quattro di reclusione) consente l’applicazione degli arresti domiciliari.
Ed invero: «in tema di procedimento cautelare, sussiste l’interesse concreto e attuale dell’indagato alla proposizione del riesame o del ricorso per cassazione quando l’impugnazione sia volta ad ottenere l’esclusione di un’aggravante ovvero una diversa qualificazione giuridica del fatto, nel solo caso in cui ciò incida sull’ “an” o sul “quomodo” della misura» (fra le tante: Sez. 2, n. 17366 del 21/12/2022,
dep. 2023, omissis, Rv. 284489; Sez. 6, n. 5213 del 11/12/2018, dep. 2019, omissis, Rv. 275028) sicché l’interesse ad impugnare non sussiste quando, come nel caso di specie, la diversa qualificazione giuridica non esclude l’applicazione della misura cautelare in corso (cfr.: Sez. 6, n. 41003 del 07/10/2015, omissis, Rv. 264762 che ha ritenuto insussistente l’interesse del ricorrente a richiedere l’inquadramento
(manca una parte)
inammissibilità.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 16 aprile 2025.





