Cass. pen., sez. I, 2/10/2025 (ud. 2/10/2025, dep. 30/10/2025), n. 35605 (Pres. Rocchi, Rel. Valiante)
Indice
La questione giuridica
La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava cosa deve intendersi per beni pubblici ai fini della perseguibilità di ufficio del delitto di invasione di terreni o edifici.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
Il Giudice di pace di Roma trasmetteva alla Corte di Cassazione una denuncia di conflitto negativo di competenza presentata presso la sua cancelleria dal pubblico ministero nel processo a carico di una persona, accusata di avere commesso il reato di cui all’art. 633 cod. pen..
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva come il conflitto denunciato dal pubblico ministero presso il Giudice di pace di Roma dovesse essere risolto con la dichiarazione della competenza dello stesso Giudice di pace di Roma.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano gli Ermellini ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale, ai fini della perseguibilità di ufficio del delitto di invasione di terreni o edifici, devono considerarsi “pubblici” – secondo la nozione che si ricava dagli art. 822 e seg. cod. civ., mutuata dal legislatore penale – i beni appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato o ad un ente pubblico (Sez. 7, n. 27249 del 17/5/2022; Sez. 2, n. 6207 del 13/11/1997).
I risvolti applicativi
Ai fini della perseguibilità d’ufficio del reato di invasione di terreni o edifici, sono “pubblici” i beni appartenenti, a qualsiasi titolo, allo Stato o a enti pubblici.







