In cosa può consistere la minaccia necessaria per integrare l’elemento oggettivo della rapina?

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Cass. pen., sez. II, 30/10/2025 (ud. 30/10/2025, dep. 11/12/2025), n. 39947 (Pres. Pellegrino, Rel. Aielli)

La questione giuridica

La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava in cosa può consistere la minaccia necessaria ad integrare l’elemento oggettivo della rapina.

Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.

La Corte di Appello di Bologna confermava una sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Emilia che, a sua volta, aveva condannato l’imputato per il delitto di rapina impropria.

Ciò posto, avverso questa decisione ricorreva per Cassazione il difensore dell’accusato il quale, con un unico motivo, deduceva violazione di legge in relazione all’art. 628 cod. proc. pen..

Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica

Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto infondato.

In particolare, tra le argomentazioni che inducevano gli Ermellini ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale la minaccia necessaria ad integrare l’elemento oggettivo della rapina può consistere in qualsiasi comportamento deciso, perentorio e univoco dell’agente che sia astrattamente idoneo a produrre l’effetto di turbare o diminuire la libertà psichica e morale del soggetto passivo (Sez. 2, n. 48955 del 11/09/2019; Sez. 7, Ord. n. 35619 del 12/07/2006).

I risvolti applicativi

La minaccia necessaria per integrare l’elemento oggettivo della rapina può consistere in qualsiasi comportamento deciso, perentorio e univoco dell’agente, idoneo ad alterare o ridurre la libertà psichica e morale della vittima.

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