Cass. pen., sez. I, 28/05/2026 (ud. 28/05/2026, dep. 9/09/2026), n. 33199 (Pres. Boni, Rel. Magi)
Indice
La questione giuridica
La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se, in tema di reato continuato, il giudice, nel determinare la pena complessiva, oltre ad individuare il reato più grave e stabilire la pena base, debba anche calcolare e motivare l’aumento di pena in modo distinto per ciascuno dei reati satellite.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
Il GIP del Tribunale di Nola – quale giudice della esecuzione – accoglieva una domanda di riconoscimento della continuazione.
Ciò posto, avverso codesta decisione ricorreva per Cassazione il difensore, il quale deduceva violazione di legge, rappresentandosi come non vi fosse motivazione circa l’entità dei singoli aumenti correlati ai reati-satellite.
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto fondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano la Suprema Corte ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale, in tema di reato continuato, il giudice, nel determinare la pena complessiva, oltre ad individuare il reato più grave e stabilire la pena base, deve anche calcolare e motivare l’aumento di pena in modo distinto per ciascuno dei reati satellite (Sez. U, n. 47127 del 24/06/2021).
I risvolti applicativi
In tema di continuazione, il giudice deve determinare e motivare distintamente l’aumento di pena riferibile a ciascun reato-satellite, oltre a individuare il reato più grave e la relativa pena-base.






