Come valutare il carattere minaccioso e l’idoneità della condotta a coartare la volontà nel reato di estorsione?

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Cass. pen., sez. IV, 18/06/2025 (ud. 18/06/2025, dep. 31/07/2025), n. 28191 (Pres. Di Salvo, Rel. Ranaldi)

La questione giuridica

La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava come vanno valutate il carattere minaccioso della condotta e la idoneità della stessa a coartare la volontà del soggetto passivo ai fini della configurabilità del reato di estorsione.

Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.

Il Tribunale di Palermo, in sede di riesame cautelare, confermava un provvedimento del G.I.P. dello stesso Tribunale che, a sua volta, aveva disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti di una persona indagata di avere commesso il reato di estorsione.

Ciò posto, avverso codesta decisione proponeva ricorso per Cassazione il difensore dell’accusato il quale, con un unico motivo, deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza di gravi indizi per l’ipotizzato reato di concorso in estorsione continuata, aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso.

Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica

Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto infondato.

In particolare, tra le argomentazioni che inducevano gli Ermellini ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale, ai fini della configurabilità del reato di estorsione, il carattere minaccioso della condotta e la idoneità della stessa a coartare la volontà del soggetto passivo vanno valutate in relazione a concrete circostanze oggettive, non rendendosi necessario che si sia verificata l’effettiva intimidazione del soggetto stesso (Sez. 2, n. 36698 del 19/06/2012).

I risvolti applicativi

Per configurare il reato di estorsione, il carattere minaccioso e l’idoneità della condotta a coartare la volontà devono essere valutati sulla base di circostanze oggettive, senza che sia necessaria per forza di cose l’effettiva intimidazione della vittima.

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