Cass. pen., sez. I, 13/06/2025 (ud. 13/06/2025, dep. 26/08/2025), n. 29728 (Pres. De Marzo, Rel. Tona)
Indice
La questione giuridica
Una delle questioni giuridiche, affrontate dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava a quale momento va ancorata la revoca della sospensione condizionale della pena ex art. 168, comma 1, n. 1, c.p. che, come è noto, dispone quanto segue: “Salva la disposizione dell’ultimo comma dell’art. 164, la sospensione condizionale della pena è revocata di diritto qualora, nei termini stabiliti, il condannato: 1. commetta un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole, per cui venga inflitta una pena detentiva, o non adempia agli obblighi impostigli”.
Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.
La Corte di Appello di Palermo, in funzione di giudice dell’esecuzione, revocava il beneficio della sospensione condizionale della pena di mesi sei reclusione ed euro 10.000,00 di multa, concesso con sentenza emessa dalla medesima Corte territoriale.
Ciò posto, avverso codesta decisione proponeva ricorso per Cassazione colui al quale era stato revocato il suddetto beneficio, il quale deduceva violazione di legge in relazione agli artt. 167 e 168 cod. pen. ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. e vizio di motivazione ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen..
Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica
Il Supremo Consesso riteneva il ricorso suesposto infondato.
In particolare, tra le argomentazioni che inducevano gli Ermellini ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo cui, in tema di sospensione condizionale della pena, il momento al quale ancorare la revoca del beneficio, ex art. 168, comma primo, n. 1), cod. pen., è quello della commissione del reato e non quello del passaggio in giudicato della sentenza che lo accerta (Conf.: Sez. U, n. 19 del 1956, Rv. 097623-01)» (Sez. 5, n. 17974 del 14/02/2024).
I risvolti applicativi
La revoca della sospensione condizionale della pena ex art. 168, comma 1, n. 1, c.p., va ancorata al momento della commissione del reato, e non al passaggio in giudicato della sentenza.
Sentenza commentata
Penale Sent. Sez. 1 Num. 29728 Anno 2025
Presidente: DE MARZO GIUSEPPE
Relatore: TONA GIOVANBATTISTA
Data Udienza: 13/06/2025
Data Deposito: 26/08/2025
PRIMA SEZIONE PENALE
GIUSEPPE DE MARZO Sent. n. sez. 2098/2025
CC – 13/06/2025
– Relatore –
PAOLO VALIANTE
ha pronunciato la seguente
sul ricorso proposto da:
avverso l’ordinanza del 04/02/2025 della CORTE APPELLO di PALERMO lette le conclusioni del PG, Nicola Lettieri, che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
1. Con ordinanza in data 04/02/2025, la Corte di appello di Palermo, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha revocato il beneficio della sospensione condizionale della pena di mesi sei reclusione ed euro 10.000,00 di multa, concesso ad A. S. con sentenza della Corte di appello di Palermo in data 15/05/2013, irrevocabile dal 06/07/2013. La revoca era stata disposta ai sensi dell’art. 168, comma 1 n. 1, cod. pen. perché nel quinquennio successivo al passaggio in giudicato di quella sentenza S. aveva commesso i reati accertati con sentenza della Corte di appello di Palermo in data 27/09/2022 (condotte di cui all’art. 644 cod. pen. commesse tra il luglio 2015 e il marzo 2019).
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore di A. S., articolando due motivi, l’uno relativo alla violazione di legge in relazione agli artt. 167 e 168 cod. pen. ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. e l’altro relativo a vizio di motivazione ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.
In entrambe le censure rileva che la revoca del beneficio è intervenuta ben oltre il termine quinquennale e quando in ogni caso doveva considerarsi già verificato l’effetto estintivo connesso al beneficio della sospensione condizionale della pena.
La motivazione sarebbe illogica laddove non si confronta con i profili di irragionevolezza di un provvedimento di esecuzione di una pena sospesa a così lunga distanza temporale dalla commissione dei fatti e dall’irrogazione della sanzione,
3. Il Procuratore Generale, Nicola Lettieri, ha concluso con memoria scritta, chiedendo dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è manifestamente infondato e ne va, pertanto, dichiarata l’inammissibilità.
2. Il beneficio della sospensione condizionale della pena revocato al ricorrente era stato concesso con sentenza della Corte di appello di Palermo in data 15/05/2013, irrevocabile dal 06/07/2013.
A carico di A. S. erano state accertate condotte delittuose di cui all’art. 644 cod. pen., commesse tra il luglio 2015 e il marzo 2019, con sentenza della Corte di appello di Palermo in data 27/09/2022.
A prescindere dal tempo trascorso dalla data dell’irrevocabilità della sentenza che ha concesso il beneficio e di quella che accerta il successivo reato, «in tema di sospensione condizionale della pena, il momento al quale ancorare la revoca del beneficio, ex art. 168, comma primo, n. 1), cod. pen., è quello della commissione del reato e non quello del passaggio in giudicato della sentenza che lo accerta. (Conf.: Sez. U, n. 19 del 1956, Rv. 097623-01)» (Sez. 5, n. 17974 del 14/02/2024, A., Rv. 286388 – 01)
Inoltre, a conferma dell’irrilevanza del tempo trascorso tra le due sentenze, la giurisprudenza ha affermato che «il concetto di commissione del reato, dal quale la legge fa dipendere l’ostacolo all’effetto estintivo del reato, è ancorato alla data di consumazione dello stesso con riferimento al quinquennio, ma l’effetto ostativo di tale evenienza è subordinato all’accertamento definitivo del reato medesimo, in ragione della presunzione di non colpevolezza di cui all’art. 27, comma 1, Cost. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso essersi verificata l’estinzione di un reato, condizionalmente sospeso, commesso nel 2005 in presenza di un successivo reato, consumato nel 2007, ma accertato con sentenza passata in giudicato nel 2015 ed ha, di conseguenza, ritenuto legittima la revoca di diritto della sospensione condizionale della pena, di cui all’art. 168, comma primo, n. 1 cod. pen., disposta in sede esecutiva)» (Sez. 5, n. 11759 del 22/11/2019, dep. 2020, omissis, Rv.279015 – 01).
Sicchè la revoca è stata correttamente disposta dalla Corte di appello di Palermo ai sensi dell’art. 168, comma 1 n. 1, cod. pen. e gli argomenti contrari proposti da ricorrente non trovano alcuna aderenza al disposto normativo e all’unanime orientamento giurisprudenziale.
3. Ne consegue che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e – non ricorrendo ipotesi di esclusione della colpa nella determinazione della causa di inammissibilità ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale n.186 del 07/06/2000 – anche della condanna al pagamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così è deciso, 13/06/2025







