Lo stato detentivo sopravvenuto esclude la partecipazione al sodalizio?

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Cass. pen., sez. II, 10/02/2026 (ud. 10/02/2026, dep. 30/04/2026), n. 15860 (Pres. Agostinacchio, Rel. Colella)

Indice

La questione giuridica

Una delle questioni giuridiche, affrontate dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se il sopravvenuto stato detentivo escluda la permanenza della partecipazione al sodalizio.

Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.

La Corte di Appello di Catanzaro, in parziale riforma di una sentenza emessa dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale della medesima città, confermava la condanna di un imputato limitatamente al capo sub 9) della rubrica per il reato di cui all’art. 416 bis cod. pen. posto in continuazione con altra precedente condanna adottata da parte del Tribunale di Cosenza.

Ciò posto, avverso questa decisione ricorreva per Cassazione il difensore dell’accusato il quale, tra i motivi ivi addotti, deduceva violazione di legge ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. in relazione all’art. 416 bis, cod. pen..

Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica

Il Supremo Consesso riteneva il motivo suesposto infondato.

In particolare, tra le argomentazioni che inducevano la Suprema Corte ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo il quale il sopravvenuto stato detentivo non esclude la permanenza della partecipazione al sodalizio, che viene meno solo in caso di cessazione della consorteria criminale ovvero nelle ipotesi, positivamente acclarate, di recesso o esclusione del singolo associato (sez. VI sent. n. 1162 del 14/10/2021).

I risvolti applicativi

Lo stato detentivo sopravvenuto non incide sulla permanenza del vincolo associativo, che viene meno solo per la cessazione del sodalizio, ovvero per accertato recesso o esclusione dell’associato.

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