Il comportamento del condannato dopo la liberazione anticipata può giustificarne retroattivamente il diniego?

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Cass. pen., sez. I, 12/11/2024 (ud. 12/11/2024, dep. 23/12/2024), n. 47369 (Pres. Rocchi, Rel. Galati)

La questione giuridica

La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se il comportamento del condannato dopo la liberazione anticipata può giustificarne retroattivamente il diniego.

Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento.

Il Tribunale di sorveglianza di Napoli rigettava un reclamo proposto avverso un’ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Napoli che, a sua volta, aveva respinto un’istanza di liberazione anticipata.

Ciò posto, avverso questa decisione ricorreva per Cassazione il condannato, per il tramite del suo difensore, il quale deduceva violazione di legge e vizio di motivazione.

Come la Cassazione ha affrontato tale questione giuridica

Gli Ermellini ritenevano il ricorso suesposto infondato.

In particolare, tra le argomentazioni che inducevano i giudici di piazza Cavour ad addivenire a siffatto esito decisorio, era richiamato quell’orientamento nomofilattico secondo cui, «in tema di liberazione anticipata, anche il comportamento del condannato, posto in essere dopo il ritorno in libertà, può giustificarne retroattivamente il diniego, quando venga considerato quale espressione di una non effettiva partecipazione alla precedente opera di rieducazione. (Fattispecie relativa al rigetto del beneficio in considerazione delle plurime condanne riportate dall’interessato successivamente alla rimessione in libertà)» (Sez. 1, n. 4020 del 13/07/2020; conformi Sez. 1, n. 42571 del 19/04/2013; Sez. 1, n. 20889 del 13/05/2010).

I risvolti applicativi

In tema di liberazione anticipata, il comportamento del condannato, dopo essere stato liberato, può giustificarne retroattivamente il diniego, se ciò dimostra una mancata partecipazione effettiva al processo di rieducazione.

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